di Bonigol
Si è chiuso l'anno solare ed è un grande piacere rileggere tutti gli appunti presi dopo ogni visione, allineare i biglietti del cinema, ripassare i commenti. Mi piace fare classifiche. Senza troppi giri di parole, questi sono i film horror (dell'ultimo triennio, ma distribuiti in Italia soltanto quest'anno) che ho visionato nel 2025, nel mio personale ordine di gradimento:
25° posto per PETER PAN, INCUBO NELL'ISOLA CHE NON C'È.
Poca sostanza e molta dipendenza dal "gore" gratuito. Il problema di questa ondata di "fiabe horror" è la mancanza di una visione artistica che vada oltre lo shock visivo. Qui Peter Pan è ridotto a un maniaco deforme che rapisce bambini, uccidendo chiunque tenti di resistergli. Il film fallisce nel creare una vera mitologia, risultando solo un accumulo di effetti speciali dozzinali e jumpscares prevedibili.
Posizione numero 24 per DELICIOUS, horror tedesco diretto da Nele Mueller-Stöfen. Al rientro da una cena, durante una vacanza in Provenza con la famiglia, un uomo alticcio investe accidentalmente Teodora, laconica ragazza che sembra non aver riportato conseguenze gravi nell'impatto. Il giorno seguente, però, la giovane misteriosa busserà alla loro porta per chiedere di essere assunta come domestica. Il fragile equilibrio della famiglia ne risentirà. La trama non è troppo originale e questo film prova a inserirci una critica sociale sulla disparità di classe, ma lo fa con la "delicatezza" di un colpo di mannaia. I personaggi sono macchiette e la tensione si scioglie troppo presto in un finale grottesco che non mi ha convinto.
23°) PACIFIC FEAR è un film che nonostante la bellezza delle riprese subacquee, natura e spiagge cristalline, soffre di una sceneggiatura pigra. Un gruppo di amiche bloccato sull'atollo corallino compie ogni possibile errore logico tipico dei protagonisti horror. Altro esercizio di stile che dimostra come una bella fotografia e un gruppetto di attrici attraenti non possano salvare un racconto privo di anima.
PRESENCE, di Steven Soderbergh, lo piazzo al 22° posto. Solitamente a questo regista serve poco per dare tanto. In questo caso si parla di una famiglia che acquista una casa infestata da una presenza (incredibilmente) di buone intenzioni. Lunghe carrellate di cinepresa su e giù per le scale e dentro armadi e nicchie (il punto di vista è solo ed esclusivamente quello dell'entità) per un mistero risolto con un pizzico di banalità e il minimo sindacale in quanto a spaventi. Consiglio un travelgum prima della visione.
Altra rivisitazione in chiave horror di una vecchia fiaba al 21° posto di questa classifica, con BAMBI, LA VENDETTA. A differenza di Peter Pan, qui sembra esserci un pizzico di consapevolezza in più. Il film accetta la propria natura di "B-movie" e spinge sull'acceleratore dell'assurdo, senza coprirsi di ridicolo. Vedere un cerbiatto mutante che semina il panico ha un suo fascino perverso, anche se resta un’opera che si dimentica cinque minuti dopo lo scorrere dei titoli di coda.
Spesso una grande attesa prepara il campo a un'enorme delusione. Aspettavo con curiosità BLACK PHONE 2 (diretto da Scott Derrickson) ma la magia del primo capitolo non si è fatta viva e così piazzo questo titolo alla 20° posizione. Bello, certo, vedere l'evoluzione dei personaggi, ma mentre nel film precedente l'elemento soprannaturale era un legante (centellinato) indispensabile tra due mondi, questa seconda parte sembra ricorrervi troppo spesso per risolvere grossolanamente i buchi di trama, togliendo quella sensazione di pericolo reale che avevamo amato. Piuttosto deludente.
Al 19° posto, un film di cui si è molto parlato, ossia IN A VIOLENT NATURE, di Chris Nash. Si tratta di un esperimento radicale: lo slasher visto attraverso gli occhi (o meglio, le spalle) dell'assassino. È un horror "slow burn" che si prende tempi lunghissimi. La violenza, quando esplode, è di una brutalità inaudita, ma il lungo girovagare del killer nei boschi può risultare soporifero per chi cerca l'azione immediata. Si ha più di una volta la sensazione di stare guardando un gameplay.
18°) IL CLOWN DI KETTLE SPRINGS
Ecco il tentativo di realizzare un'horror "slasher" moderno usando le maschere per creare qualcosa di iconico. L'esperimento riesce solo a tratti e di buono resta la lettura interessante di una critica alle piccole comunità rurali americane. È una trama che non inventa nulla, anzi, come mi ha fatto notare Riky dopo la visione, probabilmente attinge spudoratamente al contenuto di film come Hot Fuzz. In generale non un granché.
17°) Pupi Avati con L'ORTO AMERICANO, ci insegna che l'orrore non ha bisogno di mostri, vampiri o demoni se hai le nebbie e il fango dell'Emilia. Con un suggestivo bianco e nero, ci porta dalle piane del ferrarese alle villette degli Stati Uniti attraverso gli occhi di un giovane che, nel dopoguerra, si mette in cerca di una crocerossina incrociata di sfuggita in una bottega di barbiere, della quale si è invaghito. Ne salta fuori una narrazione d'altri tempi che punta tutto sulla suggestione, sul confine tra realtà e immaginazione oltre a una recitazione intensa e sofferta. Non male.
16°) La Blumhouse non ha imparato dagli errori del primo capitolo e FIVE NIGHTS AT FREDDY'S 2 è sulla falsa riga del precedente. C'è da dire che questo sequel risulta più oscuro, più cattivo e meno "per famiglie". Gli animatronics raddoppiano e rivaleggiano tra loro e fa la sua apparizione la celebre (e tetra) Marionetta.
Non annoia, ma non rifulge.
Oz Perkins (figlio del leggendario Anthony di Psycho) dirige THE MONKEY, splatter-movie basato sul racconto omonimo di Stephen King. Due fratelli trovano tra gli oggetti del padre una scimmietta giocattolo che quando suona i piatti diviene un presagio di morte inesorabile. Il film esagera nelle scene cruente, tanto da far perdere un po' il senso di inquietudine e finendo quasi per divertire. Gli va dato atto che alcune scene sono davvero ricche di fantasia, ma per me non vale che il 13° posto in questa lista.
Alla posizione numero 14 ci metto FINAL DESTINATION: BLOODLINE, che rappresenta un po' il ritorno alle origini per questa saga. Il film parte con una spettacolare scena anni sessanta, ambientata in un esclusivo ristorante panoramico sul quale incombe una vera catastrofe. Anni dopo seguiamo la lotta per la sopravvivenza alla quale sono costretti i discendenti degli scampati al disastro. Le sequenze di morte sono architettate come complessi meccanismi ad orologeria, confermando che il franchise ha ancora molto da dire in termini di creatività splatter.
Al 13° posto, Vera Farmiga e Patrick Wilson che portano sulle spalle l'ultimo atto di una saga storica ed entusiasmante. THE CONJURING, IL RITO FINALE, contiene una malinconia di fondo che rende questo capitolo diverso dai precedenti (soprattutto dai primi due firmati James Wan). L'ormai abituale "casa infestata" lascia il posto a un'investigazione spirituale che, sebbene chiuda il cerchio in modo coerente e commovente, rischia di confondersi con le numerose pellicole sulle possessioni e sulla fede prodotte in passato.
Trasporre un videogioco basato sulle scelte, per di più a finale multiplo, non era facile e il live action di UNTIL DAWN si guadagna per me la 12° posizione. Il regista David F. Sandberg sceglie la strada dell'omaggio, stravolgendo più o meno tutto ma disseminando richiami all'originale. Ne consegue che qualche ripresa rispecchi le stesse inquadrature del videogioco. La linea temporale viene incasinata da un bizzarro espediente narrativo ma il film rispetta la regola d'oro dello slasher: isolamento, segreti dal passato e una minaccia implacabile.
11°) ODDITY. Questo film irlandese è la prova che con un budget ridotto e un'idea forte si può fare grande cinema: un delitto poco chiaro, un inquietante manichino "posseduto", una donna non vedente ma sensitiva e una location buia e isolata. È un horror che gioca bene le proprie carte, risultando piacevole e suggestivo.
Robert Eggers (che non sbaglia un colpo) si piazza 10° posto con Il suo NOSFERATU. Questo film è una sinfonia di ombre che celebra un grande classico della letteratura. Una storia di amore che è quasi maledizione, resa intensa e convincente anche dall'ottimo cast (Nicholas Hoult, Lily-Rose Depp, Bill Skarsgård, Willem Dafoe). È un film che richiede attenzione, quasi un gotico lamento di morte e ossessione.
Ed ecco, al 9° posto, un folk-horror italiano che mi ha piacevolmente sorpreso. LA VALLE DEI SORRISI, diretto da Paolo Strippoli, suscita riflessioni sul dolore e le sue implicazioni. In una piccola comunità montana fa il suo arrivo un nuovo insegnante di educazione motoria (Michele Riondino) che sta cercando di elaborare un lutto. La sua asprezza si scontra con quella degli abitanti del paese, tutti apparentemente felici e sereni, tranne un ragazzo della sua classe, Matteo, sempre solitario e taciturno. Quando tra il professore e lo studente nascerà un rapporto di amicizia e stima reciproca, lo spaventoso segreto dei paesani affiorerà proiettando tutta la comunità nell'orrore.
Il film presenta diversi momenti coreografici, i paesaggi montani sono pregevoli e la fotografia è molto luminosa, quasi a voler sottolineare che il male non ha bisogno del buio per celarsi.
8°) SINNERS -I Peccatori-.
Ryan Coogler porta una ventata di aria fresca mescolando l'horror con il dramma storico e il genere "creature feature". Ambientato nel Mississippi anni '30, durante l'era Jim Crow, questo film si avvale di dettagli ben curati e nasconde per oltre un'ora la sua natura horror dietro le mentite spoglie di un gangster-movie delle piantagioni. Poi prende una violenta piega soprannaturale scatenando un vero e proprio inferno. Viene considerato uno dei migliori horror dell'anno e anche per me è così.
Horror corale, quasi un puzzle horror che si ricompone solo nel finale, WEAPONS (di Zach Cregger) conquista la 7° posizione. La struttura non lineare e stratificata costringe lo spettatore a un lavoro quasi attivo. Si parte da un drammatico evento, l'allontanamento simultaneo e apparentemente volontario di diciassette bambini (tutti della stessa classe) della scuola elementare di Maybrook, in Pennsylvania. La comunità ribolle e i genitori sospettano della giovane maestra. Un film con qualche difetto e molti pregi, che tiene incollati fino alla fine.
Sospeso al confine tra lutto e necrofilia emotiva e con una grandissima Sally Hawkins, al 6° posto colloco BRING HER BACK, horror folle e disturbante che colpisce in pancia con potenti effetti visivi e sonori. Riportare indietro chi abbiamo perso non può non avere conseguenze, e qui il prezzo da pagare è altissimo. Un'assistente sociale s'incarica di ospitare un ragazzo adolescente e sua sorella ipovedente, rimasti orfani. Un terribile segreto si nasconde dentro la loro nuova dimora e aleggia attorno alla figura della donna che li ospita. Bello e da brividi.
Una sceneggiatura da thriller teologico firmata da Scott Beck e Bryan Woods (già autori di A Quiet Place) dà vita a un duello mentale dove le parole feriscono più delle armi. In HERETIC, film che colloco al 5° posto delle mie preferenze, Hugh Grant è un cattivo colto, affabile, bluffatore. Le sue "vittime" sono due adepte divulgatrici di un ordine religioso che compiono il loro giro porta a porta. Una lezione di affilatissima tensione, in ambiente claustrofobico, che colpisce per le geniali considerazioni e fa riflettere.
La vecchiaia e la malattia mentale diventano il palcoscenico per un horror psicologico devastante. Il confronto tra i due protagonisti (John Litghow e Geoffrey Rush) è una partita a scacchi sadica. Un anziano lungodegente bullizza e semina terrore lungo gli ambienti di una casa di riposo, senza che nessuno abbia il coraggio di ribellarsi. È un film che fa paura perché mostra quanto sia fragile la dignità umana di fronte alla crudeltà gratuita.
Il film che si piazza al 3° posto è un piccolo capolavoro della creatività, strutturato come un "found footage" televisivo e disponibile soltanto in streaming. Diretto da Colin e Cameron Cairnes, LATE NIGHT WITH THE DEVIL è un horror indipendente che simula un vero talk-show il cui tema è il soprannaturale. Con una perfetta ricostruzione dell'estetica anni '70, sfilano davanti alla macchina da presa conduttore e ospiti che, insieme al pubblico in studio e a causa di un'ambizione televisiva che non conosce limiti, si trovano ad affrontare un "viaggio" psichedelico e demoniaco senza vie d'uscita.
Al secondo posto del podio c'è TOGETHER, film che, attraverso la metafora del body-horror, distrugge il concetto di "relazione tossica". Il rapporto tra i due protagonisti è così poco sano da diventare esso stesso la fonte dell'orrore. Dopo una notte trascorsa in una grotta, al riparo dal temporale, Tim e Millie, fidanzati in preda a inconsapevole crisi, vedono i loro corpi iniziare ad attirarsi per fondersi, in preda a una forza "magnetica" misteriosa. Quando l'amore diviene una forzatura è più spaventoso di qualsiasi demone. Il regista debuttante Michael Shanks usa la macchina a mano per creare un senso di urgenza e soffocamento che non lascia scampo fino ai titoli di coda. Effetti speciali da urlo.
Il primo posto se lo merita GOOD BOY, film nordico, ansiogeno, diretto da Viljar Bøe. Una ragazza incontra, tramite un'app di dating, un giovane brillante e affascinante, (che scoprirà poi essere celebre e ricco sfondato) ma non privo di stranezze. Egli, infatti, vive nella sua bella casa insieme a un amico travestito da cane e che si comporta come un cane. Qua non si parla di mostri o assassini ed è proprio la semplicità della situazione a far da veicolo per un'indagine sulla sottomissione e sul controllo psicologico.
Sebbene di breve durata, Good Boy si mantiene agghiacciante dal primo all'ultimo (scioccante) minuto. È un film coraggioso, malato e assolutamente indimenticabile. Da non confondere con il film omonimo statunitense in uscita nei prossimi mesi.
Con questo podio da brivido, si chiude questa lunga graduatoria. È sempre difficile scegliere un film anziché un altro o preferire quel dettaglio o la tal scena ma è anche piacevole, a fine anno, ricapitolare. Il genere horror non è per tutti, lo so, ma è qualcosa che rompe gli schemi, una totale immersione nelle nostre paure che, forse per contrasto, ci rende più sopportabile ogni difficoltà. Io mi sono divertito a stilare la mia lista e spero che possa essere lo stesso per chi la leggerà.
La paura, del resto, è un'emozione fondamentale e universale, un meccanismo di difesa essenziale per la sopravvivenza di ogni specie, che ci allerta di fronte a minacce, reali o percepite, attivando risposte di corpo e mente per metterci in guardia e prepararci a lottare e resistere.
Ben venga il cinema horror, dunque. Sono già pronto a godermi tutti i titoli che il 2026 avrà in serbo per me. Buon cinema a tutti!

Commenti
Posta un commento